Salta l'introduzione Italia - Italiano
HP.com Italia Prodotti e Servizi Supporto e Drivers Soluzioni Come Acquistare
» Contatta HP
Altre opzioni
HP.com Italia
Guida all'amministrazione di sistemi HP-UX: Gestione dei volumi logici: HP-UX 11i versione 3 > Capitolo 2 Configurazione di LVM

Pianificazione per il ripristino

» 

Documentazione tecnica

Libro completo in PDF
» Feedback
Inizio contenuto

 » Sommario

 » Glossario

 » Indice

La flessibilità di configurazione, uno dei principali vantaggi di LVM, durante il ripristino può tuttavia essere fonte di problemi. Quelle seguenti sono delle linee guida utili a creare delle configurazioni che minimizzano i tempi di ripristino:

  • Il numero dei dischi del gruppo di volumi di root dovrebbe essere quello minimo; HP consigli di utilizzare tre dischi, anche se il gruppo di volumi di root è in mirroring.

    I gruppi di volumi di root con molti dischi rendono difficoltosa la reinstallazione, a causa della complessità del ripristino delle configurazioni di LVM dei dischi accessori all'interno del gruppo di volumi di root.

    Un gruppo di volumi root piccolo sarà ripristinato rapidamente. In alcuni casi, sarà possibile reinstallare un sistema minimo, ripristinare un backup e tornare in linea entro tre ore di diagnosi e sostituzione dell'hardware. Un altro vantaggio è che non è necessaria l'esatta corrispondenza con la precedente struttura del disco di root.

    Nel gruppo di volumi di root tre dichi sono meglio di due, a causa delle restrizioni del quorum. In un gruppo di volumi di root, la perdita di un disco potrebbe richiedere di ignorare il quorum per attivare il gruppo di volumi; se per sostituire il disco è necessario il riavvio, per ignorare il quorum sarà necessario interrompere la procedura di avvio. Se nel gruppo di volumi ci sono tre dischi e sono isolati l'uno dagli altri in modo che un guasto hardware interessi solo uno di essi, un eventuale guasto consentirà al sistema di mantenere il quorum.

    I motivi per espandere il gruppo di volumi di root oltre la dimensione minima sono due.

    • Un disco di root molto piccolo.

      In questo caso, HP consiglia la migrazione o l'installazione di un disco più grande.

    • L'uso di "da dumping a scambio" per sistemi con molta memoria.

      I volumi di scambio destinati al dumping devono essere nel gruppo di volumi di root. Una soluzione migliore è di configurare un disco dedicato aggiuntivo per il dumping.

  • Non utilizzare programmi di backup di rete come Omniback o Networker per il gruppo di volumi di root. La complessità associata a questi programmi potrebbe ritardare notevolmente il ripristino dell'operatività.

    Per il backup ed i ripristino del gruppo di volumi di root, HP consiglia l'uso di Ignite-UX e del comando make_net_recovery.

  • Creare della documentazione adeguata.

    L'output di ioscan -kf, vgcfgrestore -lv per tutti i gruppi e di vgscan -pv e lvlnboot -v è il requisito minimo essenziale. Se sono disponibili questi dati, oltre all'output di vgdisplay -v per tutti i gruppi e di lvdisplay -v per tutti i volumi, sarà possibile il ripristino da quasi tutti i tipi di problema. Le mappature delle estensioni sono critiche per il ripristino di volumi LVM con intestazioni danneggiate. Inoltre, l'output di pvdisplay -v per tutti i volumi fisici, anche se non altrettanto importante, fornisce le informazioni complete del gruppo di volumi. Una copia su carta non è necessaria e potrebbe anche essere poco pratica, ma durante un ripristino l'accessibilità è importante e quindi dovrebbe essere prevista.

  • Quando si configurano i gruppi di volumi ausiliari, molti piccoli gruppi sono migliori di pochi e grandi.

    Caricare nuovamente decine di gigabyte di dati a causa della mancanza di un disco da un gruppo dopo la ricostruzione del disco di root potrebbe essere difficoltoso. Inoltre, con molti piccoli gruppi sono minimizzate le conseguenze di un guasto grave ad un singolo disco all'interno del gruppo.

    La grandezza implica complessità. Maggiore è il numero di dischi in un singolo gruppo, maggiori saranno le possibilità per un amministratore di commettere un errore che interessi tutto il gruppo. Se necessario, è più facile identificare ed importare gruppi più piccoli. È anche più facile, quando necessario, concettualizzare e mappare gruppi più piccoli.

Preparazione al ripristino di sistemi LVM

Per garantire che i dati e la configurazione di sistema siano ripristinabili in caso di guasto, eseguire queste operazioni.

  1. Caricare le patch per LVM.

  2. Usare Ignite-UX per creare l’immagine di ripristino del gruppo di volumi di root. Anche se Ignite-UX non è ideato per il backup di tutti i dati di sistema, è possibile utilizzarlo assieme ad altre applicazioni di ripristino dati, in modo da creare un mezzo completo per il ripristino del sistema.

  3. Eseguire periodicamente il backup di altri dati di sistema importanti.

    Senza un backup valido, esiste il rischio di perdita parziale o completa dei propri dati.

  4. Stampare periodicamente la configurazione del proprio sistema.

    I dettagli della configurazione memorizzati nel sistema potrebbero non essere accessibili durante il ripristino. Una copia su carta è un prezioso strumento di consultazione. HP consiglia di stampare le informazioni di configurazione una volta alla settimana e ad ogni modifica. Alcuni dei comandi producono un output voluminoso. Un'alternativa alla sua stampa è di indirizzare i dati in un file e di salvarlo in un nastro, in modo da consentire il rapido recupero delle informazioni quando necessario. È possibile inserire questo file di configurazione nel backup citato al punto 3.

    Il modo più semplice per salvare la configurazione è di configurare un'operazione da eseguire regolarmente con cron, in modo che il sistema ne esegua automaticamente il backup.

    Per ottenere un output accettabile, utilizzare i seguenti comandi:

    /usr/sbin/ioscan -fk

    /usr/sbin/vgdisplay -v

    /usr/sbin/lvlnboot -v

    /usr/sbin/lvdisplay -v /dev/vgXX/lvYY (per ogni volume logico)

    /usr/sbin/pvdisplay -v /dev/dsk/c#t#d0 (per ogni disco LVM)

    lp /etc/fstab

    In alternativa, è possibile scrivere uno script che rilevi le variazioni della configurazione e che stampi solo quelle modifiche. Al termine di questa sezione è fornito uno script di esempio.

  5. Eseguire il backup della configurazione LVM dopo ogni modifica.

    Il comando vgcfgbackup copia le intestazioni LVM dall'area di sistema del disco in un file nel disco, che si trova nella directory /etc/lvmconf. Dopo che queste informazioni sono state archiviate in un file nel disco, sarà possibile eseguirne il backup su nastro assieme a quello del del filesystem.

    Le informazioni in questo file consentiranno di sostituire le intestazioni LVM del disco in caso di sua sostituzione o del danneggiamento della configurazione LVM.

    È importante che il backup sia eseguito ogni volta che si modifica qualsiasi parte della configurazione LVM. Per impostazione predefinita, tutti i comandi eseguono un backup, in modo che non sia necessario eseguire manualmente vgcfgbackup ogni volta.

    Eseguire questa operazione periodicamente, anche in assenza di modifiche. Eseguire il seguente comando:

    # /usr/sbin/vgcfgbackup /dev/vgXX   (per ogni gruppo di volumi)
  6. Aggiornare le strutture di avvio dopo ogni modifica al gruppo di volumi di root.

    Questa operazione è necessaria solamente se si utilizza LVM nel disco di avvio. Ogni volta che si eseguono modifiche al gruppo di volumi di root, che di solito si chiama /dev/vg00, sarà necessario aggiornare l'area BDRA nel disco di boot. Normalmente, quest'operazione è eseguita automaticamente dai comandi di LVM. Per aggiornare manualmente l'area BDRA, eseguire il seguente comando:

    # /usr/sbin/lvlnboot -R

Script di esempio per la registrazione della configurazione LVM

Il seguente script di esempio acquisisce la configurazione corrente di LVM e dell'I/O. Nel caso che la configurazione sia differente da quella acquisita in precedenza, lo script stamperà i file di configurazione aggiornati ed invia un avviso all'amministratore di sistema.

#!/usr/bin/ksh
WORKDIR=/lvmbackup # è eseguito periodicamente il backup della directory
LOG=$WORKDIR/log
SYSADM=root
if [ -f "$LOG" ]
then
    rm -f "$LOG"
fi
if [ ! -d "$WORKDIR" ]
then
    echo "directory $WORKDIR mancante" exit 1
fi
cd $WORKDIR
/usr/sbin/vgdisplay -v -F > vgdisplay.new
LVMVGS=`grep nome_gdv vgdisplay.new | cut -d: -f1 | cut -d= -f2`
LVMPVOLS=`grep nome_vf vgdisplay.new | cut -d: -f1 | cut -d= -f2 | cut -d, -f1`
LVMLVOLS=`grep nome_vl vgdisplay.new | cut -d: -f1 | cut -d= -f2`
/usr/sbin/pvdisplay -v $LVMPVOLS > pvdisplay.new
/usr/sbin/lvdisplay -v $LVMLVOLS > lvdisplay.new
/usr/sbin/lvlnboot -v > lvlnboot.new 2> /dev/null
/usr/sbin/ioscan -fk > ioscan.new
cp /etc/fstab fstab.new
for CURRENT in *new.
do
    ORIG=${CURRENT%.new}
    if diff $CURRENT $ORIG > /dev/null then
        # i file sono uguali.... nessuna operazione
        rm $CURRENT
    else
        # i file sono differenti... il file corrente diventa quello nuovo, quello vecchio
        # va nel file.old.
        echo `date` "La configurazione di $ORIG è stata modificata." >> $LOG
        echo "La copia della nuova configurazione $ORIG è stata stampata" >> $LOG
        lp $CURRENT
        mv $ORIG ${ORIG}old.
        mv $CURRENT $ORIG
    fi
done
if [ -s "$LOG" ]
then
    mailx -s "Configurazione LVM modificata" $SYSADM < $LOG
fi
exit 0
Versione stampabile
Informativa sulla privacy Usando questo sito si accettano le sue condizioni
© 2008 Hewlett-Packard Development Company, L.P.